OUR VISION

L’evolversi frenetico della normativa fiscale e dei molteplici adempimenti tributari, nonché la propensione a sottovalutare i principi dello Statuto del Contribuente hanno prodotto confusione, ma sopratutto incertezza nella corretta applicazione delle norme tributarie che genera un profondo malcontento e un senso di sfiducia nei rapporti con tutta la pubblica amministrazione.
Il sistema tributario oppressivo, che presume il contribuente evasore fino a prova contraria, che commina sanzioni sproporzionate spesso a fronte di semplici errori formali, e che persegue il cittadino, radica nei cittadini scontento e ostilità e viene percepito come uno “stato di polizia fiscale”.
Questo scenario di irrazionalità giuridica della normativa fiscale impone assolutamente di recuperare l’equità tributaria, assicurando l’eguale rispetto dei basilari principi di civiltà giuridica, di cui il diritto tributario è parte, nei rapporti fra Stato e contribuente .
I bisogni dello Stato, troppo spesso trasformati solo in pretese di aumento del gettito fiscale, alterano il corretto rapporto tra fisco e contribuente, sovvertendo a favore del primo l’assolvimento dell’obbligo tributario. Il rapporto fisco-contribuente deve essere fondato su principi di parità e reciproco rispetto.
I cittadini conoscono l’art. 53 della Costituzione e sanno che “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”, un diritto dovere non a caso inserito tra i “rapporti politici” perché i cittadini sanno di essere partecipi di una collettività che si pone alla base di un impegno inderogabile di solidarietà sociale, dovere che costituisce il versante deontologico su cui si fonda la democrazia partecipativa. Ed è proprio per questo condiviso impegno sociale che i cittadini non devono sentirsi trattati come “sudditi ”, perché i diritti inviolabili dell’uomo sono anch’essi nella Costituzione e tra i principi fondamentali.
Il recupero dei principi di civiltà giuridica in materia tributaria è un’esigenza anche in ambito europeo.
La nostra consapevolezza è che il rapporto tributario sia, nel nostro Paese, a uno snodo cruciale, uno snodo che non può e non deve essere ideologico.
E per raggiungere questo obiettivo è necessario rimuovere una questione di fondamentale importanza: l’abuso del diritto tributario nei confronti dei cittadini; un grave deficit democratico.
Occorre la lungimiranza e il coraggio delle scelte difficili per riconoscere che, anche se più difficile, è più corretto e rispettoso della Costituzione vivere in uno stato in cui il contribuente è un cittadino che adempie spontaneamente a un dovere e non un suddito che debba essere vessato con logiche medievali. Sventolare il vessillo dell’evasione per distruggere, anche in parte, i diritti dei cittadini, ci porta alla memoria il fantasma di leggi speciali che sempre, nella nostra storia, hanno fatto solo molti danni alla dignità dei cittadini.
​A un cittadino si chiede, a un suddito si ordina. E l’evasione non si combatte con la vessazione, ma con la semplificazione e con la correttezza di un rapporto paritario tra cittadino e Stato

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